30 Ott

Parole dall’altra parte del muro

candele

“Condividiamo un nuovo pezzo che una donna ha lasciato a Mi Diras Nur anonimamente. Di una donna che ora ha iniziato il suo percorso verso una luce che vuole conoscere, chiediamo il rispetto ed il non giudizio di ciò che leggerete.”

Giorni fa, prima di essere ricoverata in questo ospedale per tentato suicidio, in una vita che mi pare un’altra rispetto a quella di adesso, un’amica che di me non sa nulla se non che porto centinaia di cicatrici sul corpo, mi ha detto: “lo sappiamo che hai i tuoi momenti no, sei così tu, no? Hai i tuoi periodi”.
La rabbia che mi è salita mi ha tramortita.
Ma sono stata in silenzio.
Quello che avrei voluto risponderle è:
Non lo sai.
Non lo sai.Non lo sai da quale posto vengo.

Sapeste le volte che avrei voluto rispondere e invece no, e invece sono rimasta in silenzio, a prendermi della lunatica, della squilibrata, della matta. A prendermi di quella che “ha i suoi momenti no e si sa”.

Ma io non ho i miei periodi.

È che se ti scopano da quando hai cinque anni, la vita ha colori e odori diversi.
A volte le strade diventano marce, si riempiono di cadaveri.
Le stesse strade che voi vedete piene di fiori colorati, piene di vita.
È che quando tuo nonno ti scopa che hai cinque anni, la morte ti cammina a fianco ed è lei che ti tiene la testa in avanti, e non puoi dirlo a nessuno che ti sta facendo le fusa, e che ti fai coccolare volentieri da lei perché in fondo è l’amica più confortante che hai, e che c’è sempre stata, vicina a te.
È che quando usano il tuo corpo per infilarci qualsiasi cosa, anche il tuo corpo da bambina, poi diventi grande ma il tuo corpo non cresce con te, lo lasci chiuso dentro a un armadio, non lo vuoi più attorno alle ossa.
Cresci, vai a scuola poi all’università conosci la gente la guardi e la vedi prendere in mano la vita è tenerla dacconto mentre tu stai sempre con la faccia dentro al cesso, e giuri a te stessa che non guarderai mai più in alto, mai più verso la luce.

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