AAA AMAMI TU PERCHE’ IO NON SO FARLO

Avevo 14 anni ed ero bella.
Fino ai 13 non mi ero mai curata del mio aspetto, arrivata in prima superiore ero passata da antroccolo a cigno, peccato non essermene accorta.
Mi sentivo brutta, mi vedevo piena di difetti, mi odiavo; insomma cose normali per ogni adolescente.
Pensavo sempre e solo di non essere bella, di non essere acettata, di non essere amata e cercata.
Effettivamente ero sola, ed ero anche solitaria; ero carina e avevo un bel fisico ma non seguivo la moda e quindi le altre ragazze erano gelose per un motivo e per l’altro mi isolavano; ero bella ma non sapevo di esserlo quindi le lusinghe dei ragazzi mi sembravano sempre una conferma da dover cercare per sapere se fossi o meno all’altezza delle aspettative dell’altro sesso.
Il pessimo rapporto con me stessa cominciò a degenerare quando cominciai a odiare così tanto i peli da passarmi il rasoio sempre e ovunque (pessima mossa, non fatelo mai) e quando cominciai a vedermi grassa indipendentemente da quanto pesassi.
Dimagrivo, dimagrivo e non era mai abbastanza.
Pesavo 39 chili e prendevo le pillole per non sentire la fame, beveroni diuretici per sgonfiare e per drenare; prendevo enormi quantità di lassativi oppure usavo spazzolino e dentifricio sulla lingua per vomitare quando temevo di aver mangiato troppo; mi spegnevo sempre più, consumata dalla depressione e dalla sociopatia che pian piano mi mangiava viva.

Gli ultimi due anni di scuola non sono riuscita a farli normalmente, li ho fatti da privatista.
Più di due anni della mia vita non li ricordo nemmeno, a parte vaghi flash e pochi episodi frammentati.
Ci vollero due mesi di ospedale per farmi finalmente dare una regolata col peso.

Ho sempre e comunque convissuto con questa assenza di autostima, senza mai dare un minimo valore alla persona, alla ragazza che che ero. Senza mai darmi amore.
Così, anni dopo, quando il mio ragazzo mi trattava come un oggetto da tenere in vetrina, ero la persona più felice del mondo.
Usami, mostrami, sii fiero di me perchè così mi dimostri che mi ami.
Non era fare l’amore, era scopare, che è ben diverso.
Non era voler star bene nel proprio corpo, era compulsività consumista per cui stavo diventando una Barbie a furia di creme, cremine, parrucchieri, estetiste, palestre, vestiti.
Ero terrorizzata dall’idea che lui se ne andasse, che lui mi lasciasse se non fossi stata come lui mi voleva, se non fossi stata perfetta, se non fossi stata abbastanza.
E quindi i miei erano solo sì, anche alle cose cui avrei voluto dire no, ed ero diventata abbastanza brava da riuscire a mentire anche a me stessa, dicendomi che tutto quello a me stava bene.
Sesso, sesso, sesso sempre, comunque e dovunque; giocattoli sessuali di ogni tipo e forma; prima nudismo, poi club privè; foto, filmati, sesso davanti a sconosciuti; siti, forum, proposte di scambi di coppia, tradimenti.

Dopo due anni di questa vita, dopo due anni di inconsapevolezza, una canzone mi ha svegliata.
Una canzone mi ha chiamata allo specchio, mi ha fatto guardare più in fondo ai miei occhi e mi ha fatta crollare nel baratro che avevo scavato dentro di me senza saperlo.
La relazione è finita nel peggiore dei modi; non era colpa sua, io avevo permesso alla mia insicurezza a alla mia non-autostima di indossare una maschera, e levando la maschera ciò che lui vedeva “non ero più io”.
Le sue inclinazioni sessuali erano discutibili, molto discutibili, ma non potrò mai incolpare lui per ciò che io ho fatto a me stessa, e non voglio più incolpare nemmeno me stessa per ciò che è stato.
Rialzarmi dopo quella caduta è stato molto difficile, mi sono serviti anni, ho dovuto radermi al suolo e ricostruirmi da capo, ho dovuto rasare i capelli a zero, ingrassare, dimagrire, farmi del male, annientarmi e poi rinascere dalle mie ceneri.
E’ stato lungo e difficile, ma ce l’ho fatta.

Amarsi è la cosa più difficile di questo mondo, ma non dobbiamo mai smettere di provare a farlo.

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