04 Gen

Avevo 4 o 5 anni…

Avevo 4 o 5 anni quando sono stata molestata sessualmente , dico molestata perchè non riesco a ricordare bene l’accaduto o forse non voglio ricordare , ricordo solo le mani di quest’uomo che con il benestare di mia madre mi portava a mangiare un gelato con la sua moto . Ricordo le sue dita infilarsi tra le mie gambe , infilarsi dentro le mutandine , infilarsi dentro la mia testa …ricordo la mia sensazione di disagio , non capivo cosa stesse succedendo , percepivo solo che c’era qualcosa di tremendamente sbagliato e di sporco … Poi il buio più assoluto ,non so se ha fatto altro , non ricordo il gelato , non ricordo il viaggio di ritorno , non ricordo di averlo detto ai miei genitori .
Quella bambina nei miei ricordi non è più tornata a casa , ancora oggi che sono una donna adulta mi sento una randagia , una senza casa , senza famiglia , senza amore , nonostante nella mia vita abbia tutte queste cose .
Questo episodio ha condizionato tanto il mio percorso , i miei rapporti con l’altro sesso , la mia vita famigliare , anche nelle amicizie , è difficile entrare in contatto con me, pochissime persone hanno il mio affetto , il mio amore e la mia stima , sono quelle che sanno guardare oltre le apparenze , quelle che accettano me e i miei momenti di rabbia e di silenzi che urlano di dolore , quelle che non mi giudicano .
Non mi fido di nessuno , ho costruito una corazza talmente dura e pesante che oggi faccio una fatica enorme a portare  addosso , perchè diventa pesante e doloroso chiudersi in se stessi , sentirsi sbagliata , sentirsi un animale ferito e braccato .
Da quel momento in poi ho vissuto come un maschiaccio , di me la gente pensa che sia lesbica o bisessuale , ma non lo sono , il mio è solo un modo (sbagliato?) di difendermi , di proteggermi visto che nessuno lo ha fatto con me , ho avuto le mie storie anche se sono durate poco per la mia  incapacità di avere legami , di amare e di farmi amare ,non ho ancora incontrato l’uomo giusto che mi permetta di fidarmi  e forse non lo incontrerò mai , anche se in fondo ci spero .
Per tanti sono una persona strana , lo ero anche per mia madre che una volta mi diede della lesbica solo perchè mi rifiutavo di portare le gonnelline  … nessuno immagina la rabbia che ho provato in quel momento , il dolore per non essere stata capita da chi ti ha messa al mondo , avrei voluto urlarle in faccia :”forse è colpa tua , non mi hai protetta , non mi hai aiutata  e  non hai capito il mio disagio e il mio dolore , tu dove cazzo eri ? “… ma sono stata zitta e ho incassato , con il tempo ho imparato a incassare tutto .
Il resto della mia infanzia e adolescenza è stato un incubo , io , le mie 2 sorelle e mio fratello siamo cresciuti tra liti sberle calci e cinghiate , perchè dicevano che i figli andavano cresciuti così. Mio padre beveva e sfogava le frustrazioni in famiglia , i carabinieri erano di casa da me , accorrevano ogni volta chiamati dai vicini , gli facevano il solito discorsetto  e tutto si calmava per un po per poi ricominciare alla bevuta successiva . Mia madre è sempre stata una ragazzina , non credo fosse pronta a diventare ne moglie ne madre , ha tradito mio padre forse più di una volta , la maggior parte delle liti erano dovute a questo .Ho passato notti da incubo sentendoli litigare . Entrambi però a modo loro ci hanno amati… certo in modo sbagliato , non si ama così , non si da e non si insegna l’amore picchiando o urlando , ne facendoti vivere nella paura .  Alla fine sono cresciuta da sola nonostante avessi una famiglia , ho chiuso tutti fuori e ho vagato per lungo tempo in solitaria . Sono caduta nell’alcool per un periodo della mia vita , ho rischiato di morire più di una volta , mi sono svegliata nel vomito , ho rischiato di fare un frontale con un camion talmente ero sbronza e ho pensato al suicidio più di una volta …mi stavo distruggendo , che forse se m’impiccavo facevo prima …. insomma ho toccato il fondo . Se sono ancora qui è solo  perchè quella bambina che sono stata ieri mi ha tenuta stretta , avrei dovuto difenderla io ed invece è stata lei a proteggermi e a salvarmi da me stessa . Oggi va meglio , anche se tante ferite te le porti dentro , pronte a sanguinare ad ogni banale pretesto , ma ho le spalle larghe e più o meno me la cavo cercando di rimanere a galla . Il coraggio di confessare quello che ho scritto lo devo ad una persona che la buona sorte ha messo sulla mia strada , un anima bella che mi ha accolto senza giudicarmi e che mi sta aiutando a gestire la rabbia che ancora a volte mi divora , che mi sta aiutando a capire che no , non sono sola , che non sono sbagliata e che non devo colpevolizzarmi sempre di tutto . E sono sicura che prima o poi quella bambina che sono stata troverà la strada per tornare a CASA .

#nonseisola #midirasnur

21 Nov

Ho taciuto.

Ho taciuto, ho taciuto per 10 anni, 8 dei quali passati a subire in silenzio le molestie di mio zio acquisito, fino a che a 16 anni un’amica non rivelò quanto le avevo confessato un paio di anni prima, ma non lo fece per amicizia, infatti dopo 24 anni ricordo ancora perfettamente le sue parole: “se non è vero sei ancora in tempo per dirlo”.
Non avevo mai detto nulla con quel pensiero “chi vuoi che mi creda” e me lo ritrovai sbattuto in faccia dopo che quell’uomo era morto tre settimane prima, alimentando la mia rabbia e il mio senso di impotenza; chi avrebbe creduto a una bambina che accusava un poliziotto in pensione di metterle le mani addosso, di toccarla, di farsi toccare e di farsi fare servizietti completi? Chi avrebbe creduto che quel brav’uomo che aveva ospitato lei e le famiglia in casa sua per più di un anno, in realtà chiedeva il conto ad ogni occasione buona? E le occasioni erano sempre troppe, fino a togliermi il fiato quando sentivo un rumore, a infilare le cuffie per fingere di non sentirlo chiamarmi, ma era un incubo iniziato quando avevo 6 anni e da cui non sapevo come uscire. Lui poi non era stupido, il suo lavoro lo aveva reso furbo e non passava mai il segno, non concludeva mai uno stupro che avrebbe lasciato segni riscontrabili e nella mia testa si scolpirono come marchiate a fuoco le sue parole: “Non devi dirlo a nessuno, è un nostro segreto e tu devi fare la brava”.
E io fui brava, fui brava a diventare agorafobica, mi terrorizzava la sola idea di trovarmi in mezzo alla gente, perché io dovevo fingere che andasse tutto bene e di essere come tutti gli altri, dovevo mantenere il segreto e invece avevo paura che mi si leggesse in faccia, che tutti vedessero che ero sporca e che in fondo ero solo una piccola puttana. Le mie amiche non avevano idea di cosa fosse il sesso mentre giocavano con le Barbie, io invece sapevo già fare pompini, mio malgrado e con ribrezzo, sapevo già cosa volesse dire avere un orgasmo… ma non era bello, era come morire ogni volta e a 8 anni io volevo solo morire, convinta che la vita fosse tutta lì e che quella sarebbe stata: schifo e basta , io ero uno schifo e nessuno avrebbe mai amato uno schifo. Read More

16 Set

Una sopravvissuta.

Ho 37 anni compiuti da pochissimo.
Circa vent’anni fa subivo uno stupro di gruppo.
Mi guardo indietro in questa giornata di pioggia e nonostante tutto sorrido, sorrido perchè in tutti questi anni ho imparato una cosa importantissima, non sono mai stata realmente sola.
Scappavo di casa giovanissima vivendo in mezzo ad una strada per moltissimo tempo, ho conosciuto il freddo, la fame, l’indifferenza. Ho girato l’italia per moltissimi anni ricercando radici che non ho mai avuto, ho conosciuto persone, storie, studiato volti, vissuto amori, amicizie, dolori, gioie. Ho provato mille lavori per poter sopravvivere, ho conosciuto l’autodistruzione perchè spesso gli incubi di violenza non mi davano la possibilità di respirare.
Il mio viaggio è continuato fino a che ho aperto uno studio per il mio lavoro dove ha preso sede anche Mi Diras Nur che è la mia casa.
Un giorno mi svegliai e compresi che ero pronta a non essere più sola, volevo sedermi in cerchio insieme ad altre donne che avevano conosciuto la violenza ed insieme a loro piangere ed anche ascoltare quelle urla silenziose che solo noi comprendiamo.
La mia vita ultimamente è stata nuovamente ribaltata perchè io ho scelto di farlo, perchè io ho imparato ad ascoltarmi, perchè sono artefice del mio destino e non voglio più rimanere inerme alla vita.
Mi Diras Nur è diventata casa per me e per molte donne che ne fanno parte perchè se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è che anche se le persone vanno e vengono nessuna di noi è sola realmente, intorno a noi si può costruire una rete di accoglienza.
Settembre per me è sempre stato un mese difficile, mi è stato detto che affronto tutto con coraggio perchè è nel mio carattere… io non ero così,ma quando vedi la morte in faccia hai solo due possibilità, decidere di lasciarti andare o vivere.
A chi ha passato quello che ho vissuto io sa che ci sono momenti dove ci si sente ancora soffocare dai ricordi,ma sta solo a noi decidere di chiedere aiuto alle persone accanto a noi,io sto imparando a non nascondere i miei incubi, ma di parlare, raccontare e dare la possibilità a chi mi è accanto di tenere la mia mano.
Sono una sopravvissuta e sono orgogliosa di esserlo.

Non sei sola.. guardati intorno.

Mi Diras Nur

Vuoi scrivermi? Fallo su info@midirasnur.org

Khadija

24 Apr

E la notte .. ed i suoi ricordi..

Mi sveglio nel cuore della notte completamente sudata, mi guardo intorno e mi sento al sicuro.
E’ un periodo tosto dove emotivamente mi trovo a ricordare e sentire.
Ricordo le botte, i suoi calci, ricordo la paura, una paura che non doveva esistere con chi ti ha procreata.
La violenza non può essere generalizzata, la violenza non ha genere e non avviene solo dagli uomini, ma anche dalle donne.
Lavoro, ascolto e sento e perdo alcuni dei miei denti collegati al mio essere figlia.
Cerco intorno a me accoglienza, quel sentire che forse in molti fanno fatica, perchè io rimango la persona forte.
Non ho una famiglia, ho fatto pace con questo punto della mia esistenza, ma comunque tutto torna in qualche modo e ti capitano notti dove ti svegli perchè ti senti soffocare.
Immagini che riempiono la tua mente, quel coltello lanciato, le urla, l’odio.
Ero solo una bambina e non ho potuto godere di nessuna innocenza.
A tutti voi genitori del mondo scrivo, a te che mi leggi, nessun tipo di violenza è giustificata, uno schiaffo dato può avere delle conseguenze emotive molto profonde, a te può sembrare nulla per tuo figlio invece è una ferita che gli entra nel cuore.
Mi è stato detto che ero una bambina che doveva essere salvata ed ora sono qui che lotto ogni giorno per salvarla da sola quella bimba che è dentro di me.

Un gesto d’amore cuce cielo con cielo, soglia con soglia e vita con vita. Un gesto di violenza cuce solo nero con nero e dentro quel buio non si innesta nessun fiore, nessun colore e nessuna formula di serenità.
(Fabrizio Caramagna)

#nonseisola #midirasnur

28 Mar

Io non ho urlato

Cosa succede quando si viene aggrediti?
Nessuno può giudicare le reazioni in quanto siamo persone ed ognuna differente.
Vi posso raccontare cos’è successo a me, tutto si è completamente fermato, non ero in grado di comprendere cosa stesse succedendo, cercavo di scappare da quelle mani forti che mi tenevano saldamente, ma non urlavo.
Dentro di me le urla le sentivo, avevo quasi male alle orecchie, ma fuori non usciva nulla, lacrime e terrore.La sentenza di Torino è stata un colpo al cuore, mi sono svegliata, ho aperto facebook, letto la notizia da un mio contatto e lo stomaco ha iniziato a bruciare.
Ho deciso subito di far partire una campagna da parte della mia associazione Mi Diras Nur, sapevo solo che desideravo non far sentire sola la donna della sentenza.
La campagna ha ricevuto moltissime reazioni, sia positive che negative,fino a due messaggi che hanno riempito i miei occhi di lacrime.
La campagna è arrivata dove doveva arrivare e a me questo basta.
Grazie alle persone che fanno parte dell’associazione che hanno compreso il mio bisogno ed accolto la campagna.
Grazie a te che hai inviato la tua foto per far sentire il tuo dissenso.
Grazie a voi donne coraggio che mi avete scritto privatamente per condividere le vostre storie.

#nonsiamosole #nonseisola #iononhourlato #iononurlo #midirasnur

La campagna non si ferma, se vuoi vederla clicca qui, se vuoi partecipare inviami la tua foto su info@midirasnur.org

Grazie

Khadija

13 Mar

Il coraggio di raccontare

Mi chiamo Corona Sabrina e dopo anni riesco a parlare “a cuor leggero” di cosa mi è accaduto qualche anno fa, sento di condividere questa storia con voi per la grande sensibilità che mi avete trasmesso e per quel senso di protezione che date anche solo attraverso poche parole.
Sono lesbica e non credevo che per alcune persone questo poteva essere un problema, ho subìto un gravissimo caso di omofobia sul posto di lavoro e questo episodio ha condizionato molto la mia vita.
Una sera, dopo mesi di dispetti, telefonate e messaggi anonimi, due macchine mi hanno seguito mentre stavo tornando a casa dal lavoro, mi hanno obbligato a fermarmi.
Mi hanno insultato, picchiato e minacciato con un coltello alla gola, mi dicevano “sei una lesbica di merda  devi morire” e io in quell’istante ho provato puro terrore.
Pensavo “adesso mi ammazzano come lo diranno ai miei?”, ad un certo punto non mi facevano più male i calci e i pugni, nemmeno gli insulti, ma provavo sgomento nel vedere l’odio negli occhi di chi mi stava facendo del male.
Fortunatamente si sono stancati ad un certo punto e mi hanno lasciato andare, due di loro li ho riconosciuti grazie a dei tatuaggi, erano colleghi di lavoro ed in quel momento io mi sono sentita ancora più piccola e disarmata.
All’epoca non avevo ancora fatto coming out e non sentendomi più al sicuro decisi di lasciare il lavoro e di non denunciare l’accaduto per paura di ritorsioni, dato che erano a conoscenza del mio indirizzo di casa.
Dopo anni riesco a parlarne e a togliere ogni volta un peso dal cuore, dopo anni ho capito che non ero io quella sbagliata ma loro.
Avevo chiesto aiuto ma mi sono sentita dire “e ma noi siamo di Milano non possiamo intervenire”, questa è stata la molla che mi ha rimesso in piedi e mi ha fatto capire che dovevo fare qualcosa per la mia città e per chi come me era stato discriminato ed aggredito.
Grazie per quello che fate per le persone e per il territorio e grazie per aver alleggerito il mio cuore questa sera.
Vi abbraccio, a presto.

Sabrina Corona

01 Mar

La mia storia è la tua storia. Non sei sola.

Avevo quattro anni e mezzo quando mia madre si ammalò gravemente, fu ricoverata in ospedale e non la rividi per un lungo periodo.
Mio padre lavorava fino a tardi e non poteva prendersi cura di me.
Mi trasferii a casa della nonna paterna, una donna arida come la terra nella quale affondavano le sue radici, che si occupava appena di me, incapace di gesti di affetto e comprensione. Sperimentai un senso di profonda solitudine e abbandono, e mi attaccai alla vita come potevo: trascorrevo il tempo inventando giochi e lavoretti, imparai da sola a leggere e scrivere per poter comunicare con la mamma e cercare di far fronte allo sconforto e all’infinita tediosa lentezza dei miei giorni vuoti.
Nonostante fossi piccina, ho ricordi molto nitidi di quel triste anno trascorso lontano dalla mia casa e dai miei genitori, ma solo intorno ai trent’anni, affrontando un percorso di evoluzione personale, affiorò alla mia memoria un’immagine che apparteneva a quell’epoca e che prima d’ora non avevo mai ricordato. Un unico fotogramma: nella casa della nonna, sul divano, io con la camicina da notte sollevata e un uomo con le mani su di me, che dice qualcosa tipo “Adesso ti faccio vedere io come si fa…”.
È occorso un lungo cammino di crescita e consapevolezza per trasformare quel fermo immagine in una sequenza di fotogrammi che colmassero lo sconcerto per quella memoria così accuratamente celata per decenni, perché potessi riappropriarmi, pur dolorosamente, di un pezzo di esistenza dalla quale io stessa mi ero protetta in maniera tanto accurata. Col tempo si sono aggiunti altri fotogrammi, e ora il ricordo è più dettagliato e comprensibile.
Con la nonna viveva uno zio, presenza nel complesso insignificante, fino a che non cominciò a prestarmi le sue attenzioni particolari: un giorno mi sorprese in un anfratto della casa mentre, curiosa del mio corpo, frugavo nelle mie mutandine. Mi rivolse un sorrisetto beffardo e uno sguardo che era una promessa. La sera me lo trovavo addosso dove capitava, e qualche volta si intrufolava nel mio letto e si strusciava contro di me. La mia difesa era la paralisi, l’anestesia che il mio corpo attivava per non sentire il dolore e lo schifo.
Avevo cinque anni.
Ma sono diventata grande, nonostante tutto.
Perché lo racconto ora?
Perché so quante donne portino i segni di abusi e violenze, e quanto questi siano taciuti. Io stessa li ho nascosti alla mia consapevolezza per così tanto tempo, senza che trapelasse nulla, salvo una sofferenza di vivere che non ha mai trovato forma, fino a che non si è accesa una luce nelle profondità della mia memoria. Io quella luce non la vorrei mai e poi mai spegnere. Ricordare mi ha salvato la vita, trovare il modo di elaborare il senso di colpa, di sporcizia e riuscire a portare il mio dolore mi ha fatta rinascere. Nonostante ciò, avverto ancora la vergogna e spesso nella mia mente si insinua il dubbio che quei fatti non siano realmente accaduti, che siano frutto della mia immaginazione. Quindi uscire dalla mia zona di comfort e parlarne è uno sforzo che sento di dover compiere per confermare a me stessa che quella bambina abusata è diventata una donna degna che merita di esistere, di amare ed essere amata.

Racconto anonimo.

#nonseisola

24 Feb

L’oscurità di una violenza.

 

Sono giorni molto tosti dove due percorsi di terapia risuonano una parte che mi fa tornare lì con la mente.
Una donna che ha subito violenza non smette mai di ricordare, lotta per continuare a vivere, per respirare e nel mio caso lotta per altre donne.
L’altro giorno con una mia cara amica ci scambiavamo messaggi sulle frasi di alcune persone “Ti capisco”, lei giustamente mi diceva che nessuno può capirci,che solo anime dilaniate come le nostre si vedono realmente.
Ho perso la verginità in una violenza di gruppo e la verginità è un termine che sta richiamando nuovamente in me in questo periodo.
Io non so cosa si prova quando una persona ti tocca per la prima volta, io non lo so perchè le volte seguenti tutto era profondamente difficile..il sesso era difficile.
Ho 36 anni e di anni ne sono passati circa 20 da quell’orribile giorno e mi ritrovo qui a curare quella parte che spesso fa un passo nell’oscurità e sa che è inevitabile.
Ho subito violenza e mi è stata portata via la mia prima volta fatta di sogni ed aspettative, fatta di tremori ed emozioni e di “Chissà…”
Sono giorni che la stanchezza pervade il mio corpo e la mia mente, osservo le donne che incontro per amore e lavoro e penso che vorrei salvarle tutte da questa oscurità che spesso torna prepotentemente nella mia vita…già, non vorrei mai dire quella frase “io ti capisco”.
Questa mia cara amica mi chiede se passerà mai e dentro di me vorrei gridarle di si, ma so che le mentirei ed allora le dico la mia verità.
Vivo cercando il sorrido nella vita, perchè comunque siamo qui, quel dolore non passerà mai, ma una cosa è certa, tenendoci per mano e camminando insieme ad altre donne come noi respirare sarà meno difficile e ridere più facile.

Vi lascio con una canzone che nuovamente ascolto da giorni di un’altra cara amica che risuona nel mio cuore.. Buon viaggio donne.. #nonseisola

Khadija

 

 

22 Feb

Tesseramento e Donazioni

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25 Gen

Eccomi qui.. a fidarmi della nuova vita.

bambole

 

Eccomi qui. A fidarmi di nuovo della vita. A dirmi che il momento giusto arriva.
Oggi quel momento è arrivato.
Uno stimolo esterno, di una donna coraggiosa, ha suscitato il mio pianto… ed eccolo, IL momento: Perché continuare a negare? A nascondere? Di cosa vergognarmi? E la mia storia non può forse essere per qualcun altro lo stimolo, l’evento che suscita il cambiamento?
Ebbene.
Avevo sette anni.A giugno, luglio ed agosto andavo al centro estivo, stavo li tutto il giorno aspettando che mamma o papà venissero a prendermi dopo il lavoro.La mattina stavo a mollo in piscina, il pomeriggio mi dedicavo al tennis.All’inizio, per scelta. All’inizio, con le mie amichette. Poi… ho incontrato un uomo.Era sulla quarantina. Mi faceva giocare, fare tuffi, mi riempiva di attenzioni. E le attenzioni mi lusingavano… come era simpatico quel signore! Read More