La Bella Addormentata

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Mi chiamo Aurora ed ero una Bella Addormentata.
Non è stato il principe azzurro a risvegliarmi dal mio sonno, ma un tipo diverso d’Amore.
L’Amore verso me stessa.

La mia storia non è fatta di botte e violenza fisica, no.
È una storia quasi normale. Quasi. Di quelle in cui sembra che vada tutto bene e che ti ci voglia solo un po’ di pazienza, perché sai… sono uomini. Bisogna accettare che siano un po’ capricciosi, un po’ “uomini delle caverne”. E noi donne, come ci insegna per bene da millenni la società patriarcale, siamo nate per sopportare e servire.
Poi insomma, quando si sta insieme da tanti anni che vuoi fare? Bisogna portare pazienza e andare avanti. Sennò poi cosa dice la famiglia che a 30 e rotti anni hai lasciato quel ragazzo così bravo, con un lavoro stabile e sicurezza monetaria?

Però quel ragazzo così bravo non è il principe azzurro che tutti credono.
Non è nemmeno il classico cattivo, non ha mai fatto del male a nessuno, ama moltissimo gli animali e la natura, è contro gli stupri e le violenze. A volte è anche molto dolce e divertente. Ha di certo un’intelligenza brillante.
Ma c’è un ma. Forse non sa nemmeno di farlo, ma lui usa un tipo diverso di violenza. Quella subdola mascherata da preoccupazione per te perché ti ama. Quella subdola che ti fa credere di essere una creatura debole ed incapace, che ha bisogno di lui anche per capire bene come si fanno le pulizie, perché come le fai tu non va bene, non sei capace. A dire la verità niente di quello che fai tu va bene. A dire la verità, anzi… sei proprio tutta sbagliata. E piano piano finisci per crederci e tenti di accontentarlo in tutti i modi per evitare litigi dolorosi. Ma lui non è mai contento.

“No, non devi fare così: devi fare così perché lo dico io. E le mie non sono opinioni, sono la verità oggettiva.”
Quante volte ho sentito questa frase in diversi contesti. Quante volte il mio debole tentativo di ribellarmi è stato sommerso dalla rabbia, a volte una rabbia violenta che ha portato insulti pesanti e minacce di essere sbattuta fuori di casa, di essere lasciata.
Quella volta poi che mi ha fatto notare che non avevo pulito la polvere dal profilo della finestra del bagno ed ho trovato abbastanza coraggio da dirgli con voce flebile e tono incerto “Beh, potresti anche farlo tu, se noti che non l’ho fatto io”.
Mi ha rinfacciato con tono rabbioso e minaccioso che LUI lavora, lui. Mica come me che ho un lavoro che mi occupa solo poche ore a settimana. Sono io che mi devo occupare della casa, perché lui poverino ha un lavoro vero, io invece non ho “un cazzo da fare”.

Poi insomma, non so nemmeno vestirmi, sono proprio un disastro. “Devi metterti la gonna corta. E le scarpe col tacco perché sennò non sei sexy. E magari anche della biancheria sexy, mica quelle mutande coi puffi, che non attizzano nessuno.”

E io, Aurora, che grazie al suo continuo ricordarmi quanto fossi imperfetta, inadatta, incapace e pigra, senza accorgermi ero caduta in un sonno profondo privo di consapevolezza, mi facevo in quattro per far piacere a lui, per tentare di mantenerlo contento perché la sua rabbia mi faceva paura. E poi poverino, insomma… lui lavorava sodo, mica come me, dovevo premiarlo in qualche modo. Lui poverino cercava solo di aiutarmi ad essere migliore, come lui! Uno specchio della sua perfezione.

E gli anni sono passati, io nel mio sonno profondo mi sono annullata credendo alle sue parole, sentendomi sempre sbagliata. E lui non era mai contento, mai. C’era sempre qualcosa per cui sgridarmi come una bambinetta. “Hai lasciato aperto il tappo del dentifricio per tre volte!!”.
E giù insulti su quanto fossi sempre con la testa tra le nuvole, incapace persino di una cosa così semplice come chiudere il dentifricio col tappo.

E poi improvvisamente, per una serie di fortunati eventi, mi sono ritrovata ad affrontare un’avventura in solitaria. Finalmente sola, senza i suoi costanti promemoria di quanto fossi inetta.
Ed è lì che è avvenuta la magia. L’avventura in solitaria è stata impegnativa e mi ha messo fortemente alla prova. E il risveglio è iniziato con una vocina flebile che diceva “beh… non mi sembri così incapace. Stai affrontando un’impresa che in molti non avranno mai il coraggio di affrontare. E stai facendo tutto da sola.”.
Questa vocina è cresciuta e cresciuta insieme alla mia consapevolezza di essere sempre stata una donna indipendente con mille colori e mille sfumature. Forze e debolezze, pregi e difetti. Ma soprattutto un’identità che non devo tradire per nessuno.

E l’ho lasciato, il principe azzurro. Fregandomene di quello che avrebbe detto la gente e trovando che, invece, in molti sono stati contenti della mia decisione, perché si erano resi conto prima di me che mi stava distruggendo, ma senza poter fare nulla per aiutarmi, perché io mi rifiutavo di vedere la realtà. Perché a me la storia sembrava normale, ci voleva solo pazienza, perché si sa… sono uomini.

Racconto anonimo.
Grazie alla donna che ha condiviso con noi un pezzo della sua rinascita.

#midirasnur

#nonseisola

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