È importante insegnare a riconoscere i confini del proprio corpo molto prima che si verifichi qualcosa di spiacevole. Questo tipo di apprendimento nell’infanzia è, prima di tutto, uno strumento di protezione: unə bambinə che sa che il suo corpo lə appartiene, che conosce le parole giuste per descriverlo e che sa che può dire di no anche a un adulto, ha più probabilità di riconoscere quando qualcosa non va, e di trovare il coraggio per parlarne.
C’è poi un secondo livello, più ampio, che riguarda tuttə noi. Una generazione che cresce imparando a rispettare i confini degli altri, e a far rispettare i propri, è una generazione che costruirà relazioni più eque e una società meno esposta alla violenza.
In Mi Diras Nur lo vediamo ogni giorno nel lavoro con chi la violenza l’ha già subita: per questo crediamo che parlarne ai bambini, finché si è ancora in tempo, sia una delle forme di prevenzione più concrete che abbiamo.
Per farlo, però, servono le parole giuste, calibrate sull’età, capaci di restare anche dopo che la conversazione è finita. Ecco sette letture, pensate per fasce d’età diverse, che possono accompagnarti in questo percorso.
Cos’è il consenso e perché iniziare a parlarne da piccolissimi
Sommario
- 1 Cos’è il consenso e perché iniziare a parlarne da piccolissimi
- 2 Il corpo è mio: libri per conoscerlo, nominarlo e rispettarlo
- 3 Confini, «sì» e «no»: le parole per riconoscere ciò che ci fa stare bene
- 4 Crescere, nascere, amare: libri per le grandi domande sulla vita e sulle relazioni
- 5 Educazione al consenso nell’infanzia: un percorso che continua
Quando si parla di consenso applicato all’infanzia, il rischio è scivolare in un linguaggio da manuale, fatto di definizioni e protocolli. Ma per chi ha tre, cinque o otto anni il consenso non è un concetto astratto: è la differenza tra un abbraccio che piace e uno che no, tra un gioco scelto insieme e uno subito senza che nessuno l’abbia chiesto.
Prima di passare ai libri, vale la pena fermarsi un momento su cosa significhi davvero parlarne a questa età, e perché prima si comincia, meglio è.
Consenso non è solo «sì» o «no»: cosa significa per chi ha 3, 5 o 8 anni
Per un adulto, “consenso” è quasi sempre legato alla sfera sessuale. Per un bambino, invece, è qualcosa che vive ogni giorno: nel gioco, negli abbracci, nel solletico, nelle coccole richieste o non richieste.
Spiegare il consenso a questa età significa, prima di tutto, far capire che il proprio corpo appartiene a sé stessə, e che si può dire «no» anche a chi si ama, senza che questo significhi essere maleducatə o ingratə.
Ma significa anche l’opposto: imparare a fermarsi quando un amicə dice basta, anche nel mezzo del gioco più divertente. È un equilibrio tra due direzioni, riconoscere i propri sì e i propri no, e rispettare quelli degli altri, che si costruisce con l’esempio quotidiano ancora prima che con le parole.
Da che età si può (e conviene) iniziare a parlarne
Le linee guida dell’OMS e dell’UNESCO sull’educazione sessuale, riprese anche dai pediatri italiani, indicano che già tra i 3 e i 5 anni si possono introdurre i nomi corretti delle parti del corpo, senza vezzeggiativi, insieme al concetto di spazio personale e di rispetto reciproco.
È l’età in cui i bambini sono naturalmente curiosi del proprio corpo, e proprio per questo è il momento più semplice per costruire le basi, prima che arrivino i primi imbarazzi e le prime vergogne imposte dall’esterno. Con la crescita, intorno ai 9 anni, si aggiungono i temi legati alla pubertà e alle emozioni più complesse.
Parlare di consenso da piccolissimi è anche una delle forme più concrete di prevenzione: un bambino che sa nominare il proprio corpo e riconoscere il proprio disagio ha più strumenti per chiedere aiuto, un aspetto su cui ci siamo soffermati anche parlando di autismo e rischio di abusi.
Il corpo è mio: libri per conoscerlo, nominarlo e rispettarlo
La prima base del consenso è la conoscenza del proprio corpo. Un bambino che conosce il nome reale delle sue parti intime e sa che il suo corpo cambia ed è bello così com’è, parte già da un posto più sicuro. I tre libri di cui parliamo qui lavorano su parole giuste, immagini libere da vergogna, e la consapevolezza che ogni corpo, compreso il proprio, merita rispetto.
Il tuo corpo è tuo – Lucía Serrano

Pubblicato da Nube Ocho nella collana Siamo8 e pensato a partire dai 4 anni, questo albo nasce con la consulenza di professionisti dell’infanzia e affronta con un linguaggio semplice un tema che spesso si preferisce evitare: la prevenzione degli abusi.
Il libro insegna ai bambini a chiamare le parti del corpo con il loro nome corretto, non per pedanteria, ma perché un vocabolario preciso permette di raccontare con chiarezza ciò che succede, anche quando è difficile.
Spiega che ci sono parti del corpo che nessuno può toccare senza permesso, salvo le eccezioni legate alla cura, come una visita dal medico o l’aiuto di un genitore. E soprattutto, restituisce ai più piccoli il diritto al «no», anche quando chi chiede è un adulto fidato: un punto di partenza solido, da cui ripartire ogni volta che serve.
La nudità che male fa? – Rosie Haine

Tradotto da Guia Risari per Settenove, questo albo arriva dal Regno Unito, dove il titolo originale è It Isn’t Rude to Be Nude, e parte da un’osservazione semplice quanto rivoluzionaria: nasciamo tuttə nudə, eppure cresciamo imparando che la nudità è qualcosa di cui vergognarsi.
Con illustrazioni ad acquerello che mostrano corpi di ogni forma, colore ed età, il libro racconta che ogni corpo è unico, che alcune parti cambiano in fretta e altre più lentamente, e che il corpo di ognuno appartiene innanzitutto a chi lo abita.
Non è un manuale di anatomia, ma una sorta di inno illustrato alla diversità corporea, utile per smontare fin da piccolə l’idea che esista un corpo giusto da cui tutti gli altri si discostano.
Un tassello importante per costruire quell’autostima corporea che è, a tutti gli effetti, la prima forma di rispetto verso sé stessə.
Lina l’esploratrice – Katharina Hotter, Lisa Charlotte Sonnberger, Flo Staffelmayr

Lina è una bambina curiosa che intraprende un vero e proprio viaggio dentro il proprio corpo, per scoprire una parte di sé che troppo spesso resta avvolta nel silenzio: la vulva e la vagina.
Pubblicato da Settenove per bambinə dai 4 anni, l’albo accompagna la protagonista tra le domande ai familiari e le incursioni dentro il corpo stesso, raccontando peli, ciclo mestruale, igiene intima e cambiamenti, sempre chiamando le cose con il loro nome.
L’idea di fondo, dichiarata dalle stesse autrici, è che nominare significhi conoscere, e che conoscere sia il primo passo per orientarsi. È un libro che lavora sulla relazione che ogni bambinə costruisce con il proprio corpo: una relazione fatta di curiosità, non di imbarazzo, che diventa la base da cui partire per riconoscere i propri confini, e farli valere anche con gli altri.
Confini, «sì» e «no»: le parole per riconoscere ciò che ci fa stare bene
Conoscere il proprio corpo è il primo passo. Il secondo è avere le parole e gli strumenti per difenderne i confini nelle situazioni di tutti i giorni: un abbraccio di un parente, un gioco che si fa pesante, un segreto che qualcuno chiede di custodire.
I due libri di cui parliamo si concentrano su questo passaggio, che è anche il cuore dell’educazione al consenso: imparare a riconoscere cosa ci fa stare bene e cosa no, dirlo con parole semplici, e sapere a chi rivolgersi se qualcosa non va.
I confini personali mi rendono più forte – Elizabeth Cole

Questo albo fa parte della collana Il mondo delle emozioni dei bambini di Elizabeth Cole, pensata per l’apprendimento socio-emotivo dai 3 anni in su. Protagonista è il piccolo Nick, che attraversa diverse situazioni quotidiane in cui si sente a disagio: un contatto fisico che non gli piace, una richiesta che lo metterebbe in difficoltà.
Scritto in rima per essere accessibile anche a chi sta ancora imparando a leggere, il libro accompagna Nick nel capire a chi appartiene il proprio corpo, come distinguere un contatto fisico positivo da uno negativo, quali regole si possono stabilire sul proprio corpo e farle rispettare, e quando esistono eccezioni legittime, come una visita medica.
Il punto di forza è il finale: una volta che Nick racconta ai genitori cosa lo turba, trova insieme a loro nuovi modi per affrontare la situazione. Un messaggio chiaro, per chi è piccolissimə: i segreti che fanno stare male non vanno tenuti per sé.
Le parole giuste – Enrica Passeri

Scritto dalla psicologa e sessuologa Enrica Passeri, Le parole giuste è un albo in rima pensato per accompagnare bambinə e genitori nella scoperta di temi che spesso si rimandano: il nome corretto delle parti intime, l’igiene personale, i cambiamenti del corpo durante la crescita, fino al ciclo mestruale.
Ma il filo conduttore, fin dal titolo, è proprio il consenso: il libro insegna a riconoscere e comunicare i propri confini, e a capire che il rispetto del corpo, proprio e altrui, è un diritto e non un favore.
È un testo pensato per essere letto insieme, a voce alta, magari più volte: le rime aiutano la memorizzazione, e tornano utili quando, nella vita reale, serve trovare in fretta le parole giuste per dire «questo non mi va bene».
Crescere, nascere, amare: libri per le grandi domande sulla vita e sulle relazioni
Il percorso del consenso non si esaurisce nell’infanzia: continua e si arricchisce man mano che crescono le domande. Da dove veniamo, come si fa un bambino, cosa significa innamorarsi, cosa cambia nel corpo quando si entra in pubertà.
Affrontare questi temi senza tabù, con un linguaggio adatto all’età, è un altro modo di costruire consenso: chi ha ricevuto risposte oneste fin da piccolə avrà più strumenti, da grande, per vivere relazioni sane e rispettose.
Da dove vengono i bambini? – Pauline Oud

Pubblicato da Clavis e pensato per bambinə dai 4 anni in su, questo albo segue Nina, che sta per diventare sorella maggiore, e si interroga su come sia arrivato il fratellino nella pancia della mamma, quando nascerà e come.
Attraverso situazioni che ogni bambino può riconoscere nella propria quotidianità, il libro risponde con un linguaggio semplice e diretto alle domande sulla nascita, sulla riproduzione e sul corpo umano, senza giri di parole né eufemismi imbarazzati.
È spesso il primo libro che le famiglie scelgono quando arriva un fratellino o una sorellina, ma il suo valore va oltre l’occasione: dare risposte chiare a domande sul corpo, fin da piccolissimə, normalizza l’idea che di questi argomenti si possa parlare apertamente, in famiglia, senza vergogna.
Il mio primo libro dell’intimità – Mathilde Baudy e Tiphaine Dieumegard

Pubblicata da Gallucci, questa collana firmata da Mathilde Baudy e Tiphaine Dieumegard è pensata per una fascia d’età più alta, dai 9 anni, e si compone di tre volumi: Lui, Lei e Le relazioni.
I primi due affrontano l’anatomia e il funzionamento del corpo maschile e femminile, insieme a temi come l’innamoramento, il concepimento e l’orientamento sessuale, spiegati in modo inclusivo e senza tabù. Il terzo volume, dedicato alle relazioni, aiuta ragazzə ad avvicinarsi alla vita affettiva e sessuale in modo sereno, sicuro e consapevole.
Ogni volume si chiude con un glossario e con i riferimenti alle associazioni che si occupano di educazione e salute sessuale. È la lettura giusta per accompagnare la preadolescenza, un’età in cui le domande si fanno più complesse, e in cui il modo in cui si parla di amore, gelosia e rispetto comincia davvero a fare la differenza, come raccontiamo anche nel nostro articolo sull’educazione affettiva.
Educazione al consenso nell’infanzia: un percorso che continua
Non esiste un’età giusta in assoluto per iniziare, ma esiste di certo un momento giusto: quello in cui un bambino fa una domanda, e qualcuno è pronto a rispondere. Questi sette libri non sostituiscono quella conversazione, ma la accompagnano: offrono parole, immagini ed esempi a cui tornare ogni volta che serve, sia per riconoscere un confine che è stato superato, sia per imparare a non superare quello di un altro.
Se questi temi ti interessano, in Mi Diras Nur affrontiamo questo e altri temi legati al consenso, all’educazione affettiva e alla prevenzione della violenza: iscriviti.
È un modo semplice per continuare, insieme a noi, a costruire, generazione dopo generazione, la cultura del rispetto di cui abbiamo bisogno.