Parole dall’altra parte del muro

candele

“Condividiamo un nuovo pezzo che una donna ha lasciato a Mi Diras Nur anonimamente. Di una donna che ora ha iniziato il suo percorso verso una luce che vuole conoscere, chiediamo il rispetto ed il non giudizio di ciò che leggerete.”

Giorni fa, prima di essere ricoverata in questo ospedale per tentato suicidio, in una vita che mi pare un’altra rispetto a quella di adesso, un’amica che di me non sa nulla se non che porto centinaia di cicatrici sul corpo, mi ha detto: “lo sappiamo che hai i tuoi momenti no, sei così tu, no? Hai i tuoi periodi”.
La rabbia che mi è salita mi ha tramortita.
Ma sono stata in silenzio.
Quello che avrei voluto risponderle è:
Non lo sai.
Non lo sai.Non lo sai da quale posto vengo.

Sapeste le volte che avrei voluto rispondere e invece no, e invece sono rimasta in silenzio, a prendermi della lunatica, della squilibrata, della matta. A prendermi di quella che “ha i suoi momenti no e si sa”.

Ma io non ho i miei periodi.

È che se ti scopano da quando hai cinque anni, la vita ha colori e odori diversi.
A volte le strade diventano marce, si riempiono di cadaveri.
Le stesse strade che voi vedete piene di fiori colorati, piene di vita.
È che quando tuo nonno ti scopa che hai cinque anni, la morte ti cammina a fianco ed è lei che ti tiene la testa in avanti, e non puoi dirlo a nessuno che ti sta facendo le fusa, e che ti fai coccolare volentieri da lei perché in fondo è l’amica più confortante che hai, e che c’è sempre stata, vicina a te.
È che quando usano il tuo corpo per infilarci qualsiasi cosa, anche il tuo corpo da bambina, poi diventi grande ma il tuo corpo non cresce con te, lo lasci chiuso dentro a un armadio, non lo vuoi più attorno alle ossa.
Cresci, vai a scuola poi all’università conosci la gente la guardi e la vedi prendere in mano la vita è tenerla dacconto mentre tu stai sempre con la faccia dentro al cesso, e giuri a te stessa che non guarderai mai più in alto, mai più verso la luce.

 

C’è che quando ti hanno violentato a cinque anni e poi a sei a sette a otto a dieci a quattordici, sei un fantasma che cammina.
Non appartieni alla vita, non appartieni alla morte, perché chi ti ha presa e usata non te lo ha fatto il favore di ammazzarti, che se no se ne doveva trovare un’altra di bambina da scopare.
Cè Che anche se ve lo raccontassi, fareste finta di niente dopo un “mi dispiace” perché in fondo non lo volete sapere davvero, e comunque non potreste mai “sentirlo”. E  allora non dico niente, così voi vivete le vostra vita guardate oltre,  che a voi una vita è toccata intera, a me solo a metà.
Questo avrei voluto dire.
E non solo a lei, ma a tutti quelli che passano e domandano e giudicano e dicono parole sull’università, sulla mia vita interrotta sulle mie lacrime che non scendono e sull’alcool che mi butto nello stomaco per cercare di restare viva.
Cosa ne sanno loro di cosa vuol dire alzarsi la mattina, con il mio zaino sulle spalle, con quella sensazione di avere qualcuno che mi attraversa la pelle che mi si è annidato sotto alla cute che mi sta penetrando di nuovo e di nuovo e di nuovo.. per sempre, per tutto il tempo che mi rimane da vivere.
Cosa ne sanno.
Non lo sanno.
Non lo sapranno mai.

E va bene così.

In fondo cosa possiamo farci?

Cosa possiamo farci noi Donne interrotte a cui è stato negato di riconoscerci Donne, a cui hanno insegnato ad odiare il nostro essere Donne, se non stringerci, tenerci per mano, camminare al buio insieme, e cercare di mettere scotch la dov’è ci hanno interrotto la dove ci hanno spezzato la dov’è ci hanno lasciato sanguinanti su un letto dicendoci che era colpa nostra, che quel sangue in fondo l’avevamo versato noi solo per il nostro essere donne?
E così sia.. almeno finché le gambe reggeranno il peso di questa esistenza che è l’unica che ci è toccata.

Se il mio cuore batte ancora, in questa giornata di fine ottobre, se questo mio corpo ancora è caldo, è solo perché ho afferrato gli occhi di una donna che non mi ha mai mollata, che ha preso al volo la mia richiesta d’aiuto, e con tutta la sua forza ha tenuto il mio cuore in me fino a farlo battere ancora.

Per combattere ancora.

Ma insieme.

 

#nonseisola
#midirasnur

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